I buoni e i cattivi nei miei thriller.

Ci tengo a fare in modo che entrambi risultino avere delle caratteristiche ben precise agli occhi del lettore. E’ importante che questo li inquadri e li visualizzi nella maniera in cui io voglio farli apparire.

Io sono la mente del buono quanto del cattivo e, confesso, che è divertente potermi immedesimare nel cattivo. Posso vestire panni non miei e diventare qualcuno che non sono.

I buoni nei miei scritti non sono mai super eroi che risolvono il caso, sono esseri umani, normali, con le loro paure, le loro ansie e i loro dubbi. Anche disperati a volte. Questo serve a non farli stare su un piedistallo, solo osservati a distanza dal lettore. Il lettore deve potersi immedesimare e ritrovare nel loro ruolo.

Paradossalmente il cattivo della situazione spesso assomiglia di più ad un eroe. Colpisce, centra il bersaglio e non lascia tracce. Comunque questo rende il killer sconosciuto accattivante agli occhi di chi legge.

Dipingendo come su una tela il mio cattivo, divento qualcuno che non sono nella vita! Solo scrivere me lo permette! Posso diventare un killer, anche se solo sulla carta! Ma è divertentissimo poter vestire i suoi panni. Un buon thriller dovrebbe permettere questo all’autore.

Trovo entusiasmante ragionare come un poliziotto per risolvere un’indagine ingarbugliata, quanto ragionare come un assassino per realizzare il crimine perfetto! Due posizioni opposte, ma entrambe adrenaliniche!

 

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